Data di Pubblicazione:
2019
Citazione:
Giornata di studio sulla valutazione delle collezioni dei musei universitari / Bagella, S.. - In: ANNALI DI STORIA DELLE UNIVERSITÀ ITALIANE. - ISSN 2724-5527. - 23:1(2019), pp. 193-194.
Abstract:
Giornata di studio sulla valutazione delle collezioni dei musei universitari, Bologna, Università di Bologna, 12 dicembre 2018 (Stefania Bagella)
L’avvio del sistema introdotto dal D.lgs. 18/2012 (Introduzione di un sistema di contabilità economico-patrimoniale e analitica, del bilancio unico e del bilancio consolidato nelle università), con il passaggio per le università italiane alla contabilità economico-patrimoniale (Cep), ha avviato negli atenei italiani un processo di riflessione sul valore del patrimonio dei beni culturali di proprietà universitaria. La cognizione di valore monetario dei beni culturali porta con sé un significato ambiguo e quasi dicotomico: da una parte i valori immateriali, prettamente storici e identitari per la comunità, non solo universitaria, dall’altra l’indicazione normativa di attribuzione di un valore economico.
La quantificazione del livello e del perimetro di attività attraverso indicatori finanziari non risulta particolarmente rilevante in organizzazioni come i musei universitari, dove il rapporto tra input e output è difficile da determinare e la necessità di legittimazione è costante. In tali situazioni, la produzione e diffusione di indicatori di performance può svolgere una funzione chiave nel demarcare confini e identità organizzativa. Tuttavia il dibattito su quale tipo di informazione soddisfi meglio questo bisogno è ad oggi aperto. Ad esempio, mentre per alcuni conoscere il valore monetario delle collezioni contribuirebbe positivamente al riconoscimento della loro rilevanza, per altri questa informazione devierebbe l’attenzione da altri aspetti maggiormente significativi, oltre a comportare criticità sia concettuali che tecniche.
A partire da tali premesse, il Dipartimento di Scienze aziendali e il Sistema Museale d’Ateneo (SMA) dell’Università di Bologna hanno riunito presso la sede dei musei universitari di Palazzo Poggi curatori ed esperti degli atenei di Padova (Antonio Parbonetti, Giuliana Tomasella), Firenze (Giovanni Pratesi), Bologna (Roberto Balzani, Luca Zan, Paolo Ferri, Sabrina Gigli, Elisabetta Guccini, Angelo Paletta) Sassari (Stefania Bagella), Torino (Giancarla Malerba, Enrico Pasini), e dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS, Giacomo Giacobini) per presentare e discutere i molteplici aspetti teorici e le implicazioni pratiche, anche attraverso il confronto con esperienze internazionali.
Un approccio interdisciplinare e complesso è quello proposto dall’ateneo bolognese: in questa sede si è avviata da alcuni anni una ricognizione nazionale sullo stato d’attuazione della nuova normativa, a partire dalle precondizioni operative. Il concetto di patrimonio – ha ricordato Roberto Balzani - anche sulla scorta dei principi della convenzione di Faro, è sempre meno centrato sulle cose e più sulle persone e sull’idea di “comunità di eredità”, che nel caso dell’università riflette una legittimazione identitaria dell’istituzione nel suo complesso e delle “genealogie disciplinari”. Le molteplici assunzioni di senso che i beni universitari possono rivestire evidenziano una serie di contraddizioni tra “la faticosa autonomia degli oggetti” e la stratificazione di valori accademici da una parte e gli indirizzi museologici contemporanei dall’altra. Alla ricerca della specificità dei musei universitari, Luca Zan si chiede se i musei siano protetti o oppressi dal loro status specifico, in un corto circuito tra problematiche accademiche, curatoriali e amministrative. Gli esperti del settore bilancio (Gigli, Guccini, Paletta) hanno sottolineato le difficoltà collegate alle pregresse gestioni inventariali, distinte e non omogenee, del patrimonio librario, delle opere d’arte, museali e d’antiquariato in
L’avvio del sistema introdotto dal D.lgs. 18/2012 (Introduzione di un sistema di contabilità economico-patrimoniale e analitica, del bilancio unico e del bilancio consolidato nelle università), con il passaggio per le università italiane alla contabilità economico-patrimoniale (Cep), ha avviato negli atenei italiani un processo di riflessione sul valore del patrimonio dei beni culturali di proprietà universitaria. La cognizione di valore monetario dei beni culturali porta con sé un significato ambiguo e quasi dicotomico: da una parte i valori immateriali, prettamente storici e identitari per la comunità, non solo universitaria, dall’altra l’indicazione normativa di attribuzione di un valore economico.
La quantificazione del livello e del perimetro di attività attraverso indicatori finanziari non risulta particolarmente rilevante in organizzazioni come i musei universitari, dove il rapporto tra input e output è difficile da determinare e la necessità di legittimazione è costante. In tali situazioni, la produzione e diffusione di indicatori di performance può svolgere una funzione chiave nel demarcare confini e identità organizzativa. Tuttavia il dibattito su quale tipo di informazione soddisfi meglio questo bisogno è ad oggi aperto. Ad esempio, mentre per alcuni conoscere il valore monetario delle collezioni contribuirebbe positivamente al riconoscimento della loro rilevanza, per altri questa informazione devierebbe l’attenzione da altri aspetti maggiormente significativi, oltre a comportare criticità sia concettuali che tecniche.
A partire da tali premesse, il Dipartimento di Scienze aziendali e il Sistema Museale d’Ateneo (SMA) dell’Università di Bologna hanno riunito presso la sede dei musei universitari di Palazzo Poggi curatori ed esperti degli atenei di Padova (Antonio Parbonetti, Giuliana Tomasella), Firenze (Giovanni Pratesi), Bologna (Roberto Balzani, Luca Zan, Paolo Ferri, Sabrina Gigli, Elisabetta Guccini, Angelo Paletta) Sassari (Stefania Bagella), Torino (Giancarla Malerba, Enrico Pasini), e dell’Associazione Nazionale Musei Scientifici (ANMS, Giacomo Giacobini) per presentare e discutere i molteplici aspetti teorici e le implicazioni pratiche, anche attraverso il confronto con esperienze internazionali.
Un approccio interdisciplinare e complesso è quello proposto dall’ateneo bolognese: in questa sede si è avviata da alcuni anni una ricognizione nazionale sullo stato d’attuazione della nuova normativa, a partire dalle precondizioni operative. Il concetto di patrimonio – ha ricordato Roberto Balzani - anche sulla scorta dei principi della convenzione di Faro, è sempre meno centrato sulle cose e più sulle persone e sull’idea di “comunità di eredità”, che nel caso dell’università riflette una legittimazione identitaria dell’istituzione nel suo complesso e delle “genealogie disciplinari”. Le molteplici assunzioni di senso che i beni universitari possono rivestire evidenziano una serie di contraddizioni tra “la faticosa autonomia degli oggetti” e la stratificazione di valori accademici da una parte e gli indirizzi museologici contemporanei dall’altra. Alla ricerca della specificità dei musei universitari, Luca Zan si chiede se i musei siano protetti o oppressi dal loro status specifico, in un corto circuito tra problematiche accademiche, curatoriali e amministrative. Gli esperti del settore bilancio (Gigli, Guccini, Paletta) hanno sottolineato le difficoltà collegate alle pregresse gestioni inventariali, distinte e non omogenee, del patrimonio librario, delle opere d’arte, museali e d’antiquariato in
Tipologia CRIS:
1.2 Recensione in rivista
Keywords:
Musei universitari, Patrimonio storico-scientifico, Patrimonializzazione, Valore monetario delle collezioni universitarie
Elenco autori:
Bagella, Stefania
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