Data di Pubblicazione:
2025
Citazione:
Espansioni spaziali e coni di luce / Marotta, Antonello. - In: DROMOS. - ISSN 2239-6284. - (2025), pp. 18-19.
Abstract:
«La storia è anche violenza, e spesso lo spazio della grande città ne riceve in pieno i colpi e porta il segno delle ferite. Questa vulnerabilità e
questa memoria somigliano a quelle del corpo umano, e sono indubbiamente esse che ci fanno sentire la città così vicina, così emozionante»1.
«Amavo l’assestamento del Pantheon descritto nei libri di statica; la crepa imprevista, un crollo visibile ma contenuto, dà una forza
immensa all’architettura perché la sua bellezza non poteva essere prevista»2.
Le città, come la storia, sono un accumulo di esperienze sedimentate nei secoli. La memoria è un’enorme quantità di dati, sommati,
cancellati, dispersi, riconvertiti. Al pari dell’esistenza, queste dimensioni - dell’integrazione, del completamento o del frammento - ci
fanno accedere a uno spazio complesso3. Entrare in un corpo antico e vissuto, innestando nuove linfe e nuove funzioni, è un’operazione
che nel tempo ha assunto forme diverse, nate dall’esigenza di riconvertire luoghi originariamente concepiti per specifiche destinazioni.
Scopo dell’innesto del tempo presente in quello passato è mantenere in vita l’antica fabbrica e renderla nuovamente aperta a una
comunità estesa4. Di conseguenza, la trasformazione di un edificio antico non può che configurarsi come un’operazione delicata, quasi
chirurgica, poiché il corpo anziano è dotato di un forte carattere. Questi luoghi, dotati del fascino del vissuto, riacquistano una nuova
identità: talvolta come memoria di se stessi e delle funzioni che si svolgevano al suo interno, altre volte come spazio in cui dialoga
l’espressione del nostro tempo. Il passato, infatti, si rivela generoso quando il progettista sa rispettare e comprendere la materia su cui
interviene. Nieto Sobejano Arquitectos lavorano sulle matrici storiche attivando una dimensione contemporanea. All’interno dell’antico
castello di Moritzburg ad Halle, opera militare della fine del XV secolo, è stato progettato l’ampliamento del museo d’arte, ospitato dal
1904, con l’obiettivo di superare l’immagine romantica di rudere. Il castello costituisce un documento storico che ha conservato i suoi
elementi caratteristici: il muro di cinta, tre delle quattro torri rotonde agli angoli e la corte interna5.
L’intervento propone una copertura spaziale: una piattaforma piegata che, nella sua configurazione dinamica, si apre in ampi volumi
cavi per accogliere la luce naturale. Il nuovo tetto, realizzato in metallo, utilizza una materia che si distingue da quella archeologica. Il
plastico della copertura, anch’esso metallico, mette in evidenza la complessità spaziale ottenuta attraverso la tecnica della piegatura.
Nieto Sobejano Arquitectos attuano una strategia progettuale insieme rispettosa e coraggiosa. Il nodo del problema non risiede più nel
restauro filologico, ma nella capacità di generare una nuova visione dello spazio antico. I materiali sono trattati in modo essenziale e
neutrale, così da amplificare la presenza dell’antico ed evitare ogni forma di falsificazione. Gli spazi delle sale espositive acquistano una
grande forza espressiva: le differenti altezze e inclinazioni del tetto generano, all’interno delle loro cavità, un movimento dinamico di coni
di luce, in cui la radiazione naturale esalta la percezione delle opere esposte. Il contemporaneo entra nell’antico, dando vita a un nuovo
paesaggio interno. La storia è intesa come una materia viva, in costante tensione.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Elenco autori:
Marotta, Antonello
Link alla scheda completa:
Pubblicato in: