Fra i “cigni del Tevere” accanto al Tasso: Antonio Decio da Orte, Fabio e Virginio II Orsini (con documenti inediti)
Capitolo di libro
Data di Pubblicazione:
2007
Citazione:
Fra i “cigni del Tevere” accanto al Tasso: Antonio Decio da Orte, Fabio e Virginio II Orsini (con documenti inediti) / Sarnelli, Mauro. - (2007), pp. 15-38.
Abstract:
Il saggio si propone di indagare in senso storico–letterario l’ambiente romano coevo di Luca Marenzio, partendo dal “nume tutelare” di tale ambiente, ovvero il Tasso, che nel corso dei suoi numerosi soggiorni a Roma intesse una serie di relazioni, in grado di lasciarvi un’impronta profonda e duratura.
Fra le personalità di spicco che costituiscono i maggiori contatti romani dell’ultimo Tasso, il primo in ordine di tempo è Fabio Orsini, dedicatario dell’unica tragedia di Antonio Decio da Orte, l’«Acripanda» (stampata per la prima volta nel 1592), ed autore egli stesso di una tragedia, annoverata da Angelo Ingegneri nell’àmbito del dramma pastorale. Formatosi nel pieno della «seconda Rinascita “ciceroniana”» (Marc Fumaroli), in cui occupa un ruolo fondamentale Marc-Antoine Muret, Fabio Orsini è dedicatario di «versi e prose» del Tasso (il «Rogo amoroso», due sonetti e la «Risposta di Roma a Plutarco»), e fa parte dell’accademia dei Pastori della Valle Tiberina, che riconosce «per Principe» un altro Orsini, Virginio II Duca di Bracciano — al quale è dedicato il «Quinto Libro de’ Madrigali a Sei Voci» del Marenzio (1591) —, insieme allo stesso Tasso e ad altri personaggi a vario titolo significativi nel panorama qui delineato, come il Decio, Giovan Battista Strozzi, Antonio Ongaro, Giovanni de’ Medici, Antonio Piccioli, per non menzionarne che alcuni. Quest’ultimo è autore delle «Prose Tiberine» (edite nel 1597), un “palinsesto” dell’«Arcadia» sannazariana, che ruota attorno ai poli dei due Orsini.
Anche là dove non ne rimangono che testimonianze indirette, l’esercizio poetico degli esponenti dell’accademia tiberina emerge come dato naturale, e consequenziale all’omaggio gerarchico, da alcune lettere, trascritte integralmente e commentate, che fanno parte della corrispondenza di Virginio II, un vasto patrimonio documentario raccolto nell’Archivio Orsini e custodito a Roma, presso l’Archivio Storico Capitolino.
Rime encomiastiche e rime spirituali costituiscono due dei cardini attorno ai quali ha ruotato l’attività poetica romana del Tasso, che da parte sua ha mostrato uno speciale interesse per Virginio II, dedicando a lui tre sonetti, ed alla moglie, Flavia Peretti, il «Tempio» (stampato nel 1591), una raccolta poetica di numerosi autori, originariamente concepita in occasione del loro matrimonio.
Il complesso di questa produzione letteraria appare del tutto in sintonia con le nuove poetiche degli anni fra i due secoli, vòlte ad una grandiosità “meravigliosa”, ed attraversate da un gusto musicale affine a quello espresso dai madrigalisti, fra i quali naturalmente il Marenzio occupa un ruolo fondamentale.
Fra le personalità di spicco che costituiscono i maggiori contatti romani dell’ultimo Tasso, il primo in ordine di tempo è Fabio Orsini, dedicatario dell’unica tragedia di Antonio Decio da Orte, l’«Acripanda» (stampata per la prima volta nel 1592), ed autore egli stesso di una tragedia, annoverata da Angelo Ingegneri nell’àmbito del dramma pastorale. Formatosi nel pieno della «seconda Rinascita “ciceroniana”» (Marc Fumaroli), in cui occupa un ruolo fondamentale Marc-Antoine Muret, Fabio Orsini è dedicatario di «versi e prose» del Tasso (il «Rogo amoroso», due sonetti e la «Risposta di Roma a Plutarco»), e fa parte dell’accademia dei Pastori della Valle Tiberina, che riconosce «per Principe» un altro Orsini, Virginio II Duca di Bracciano — al quale è dedicato il «Quinto Libro de’ Madrigali a Sei Voci» del Marenzio (1591) —, insieme allo stesso Tasso e ad altri personaggi a vario titolo significativi nel panorama qui delineato, come il Decio, Giovan Battista Strozzi, Antonio Ongaro, Giovanni de’ Medici, Antonio Piccioli, per non menzionarne che alcuni. Quest’ultimo è autore delle «Prose Tiberine» (edite nel 1597), un “palinsesto” dell’«Arcadia» sannazariana, che ruota attorno ai poli dei due Orsini.
Anche là dove non ne rimangono che testimonianze indirette, l’esercizio poetico degli esponenti dell’accademia tiberina emerge come dato naturale, e consequenziale all’omaggio gerarchico, da alcune lettere, trascritte integralmente e commentate, che fanno parte della corrispondenza di Virginio II, un vasto patrimonio documentario raccolto nell’Archivio Orsini e custodito a Roma, presso l’Archivio Storico Capitolino.
Rime encomiastiche e rime spirituali costituiscono due dei cardini attorno ai quali ha ruotato l’attività poetica romana del Tasso, che da parte sua ha mostrato uno speciale interesse per Virginio II, dedicando a lui tre sonetti, ed alla moglie, Flavia Peretti, il «Tempio» (stampato nel 1591), una raccolta poetica di numerosi autori, originariamente concepita in occasione del loro matrimonio.
Il complesso di questa produzione letteraria appare del tutto in sintonia con le nuove poetiche degli anni fra i due secoli, vòlte ad una grandiosità “meravigliosa”, ed attraversate da un gusto musicale affine a quello espresso dai madrigalisti, fra i quali naturalmente il Marenzio occupa un ruolo fondamentale.
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Tasso, Torquato; Decio da Orte, Antonio; Orsini, Fabio; Orsini, Virginio II; Letteratura italiana, sec. 16.; Classicismo
Elenco autori:
Sarnelli, Mauro
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Titolo del libro:
Luca Marenzio e il madrigale romano