Data di Pubblicazione:
2009
Citazione:
Identità, saperi locali e sviluppo / Fadda, Antonio. - (2009), pp. 13-37.
Abstract:
Nelle società premoderne una persona nasceva e moriva come membro di un gruppo definito con un unico percorso di vita stabilito in precedenza e l’identità non poteva essere messa in discussione: uno era cacciatore e membro della tribù, e questo era tutto. Nella società attuale l’identità diventa più mobile, multipla, personale e autoriflessiva e può essere soggetta a cambiamenti e innovazioni: oggi le appartenenze sono frammentate, le identità non sono scomparse, ma hanno cambiato dimensioni e funzioni diventando plurime.
L’identità è piuttosto il risultato di un processo di costruzione, per cui una condivisa memoria collettiva appare come uno dei principali aspetti della vita sociale che può essere individuato come fattore di riconoscimento identitario. Una memoria storica di cui è componente fondamentale quell’insieme di conoscenze, di valori, di culture che possono altrimenti essere definiti col termine di saperi locali, la cui pratica e le cui manifestazioni costituiscono la base morale e materiale dell’identità di un popolo.
I fattori che possono essere assunti come indicatori di identità sono infiniti, ma ciò che conta è il livello di riconoscimento e di autoriconoscimento, perché questi elementi non diventino parte di una discutibile retorica dell’identità.
L’interrogativo che si pone è quindi se e in che modo l’identità, come uno stato della coscienza dei soggetti facenti parte di un gruppo, di cui è elemento fondamentale la condivisione di norme, di valori, di manifestazioni, di forme di espressione, di saperi, di pratiche possa essere fattore di sviluppo. O, al contrario, se il permanere di tradizioni, abitudini, modi di fare e di produrre sia un ostacolo allo sviluppo e alla crescita.
A questo punto si pongono due ordini di problemi: quello della trasmissione dei saperi tradizionali alle nuove generazioni e quello dell’introduzione di nuove tecnologie nelle società tradizionali. Per il primo aspetto, la trasmissione dei saperi deve avvenire attraverso l’osservazione e la pratica: le attività tradizionali non si imparano attraverso l’istruzione codificata. Per il secondo aspetto è necessario superare il modello classico che vedeva tre distinte figure, ricercatore, assistente tecnico, produttore, spesso incapaci per formazione e per distanza sociale di comunicare tra di loro. In altri termini, si tratta di superare la diffidenza tra chi possiede le conoscenze teoriche e chi possiede l’esperienza pratica
L’identità è piuttosto il risultato di un processo di costruzione, per cui una condivisa memoria collettiva appare come uno dei principali aspetti della vita sociale che può essere individuato come fattore di riconoscimento identitario. Una memoria storica di cui è componente fondamentale quell’insieme di conoscenze, di valori, di culture che possono altrimenti essere definiti col termine di saperi locali, la cui pratica e le cui manifestazioni costituiscono la base morale e materiale dell’identità di un popolo.
I fattori che possono essere assunti come indicatori di identità sono infiniti, ma ciò che conta è il livello di riconoscimento e di autoriconoscimento, perché questi elementi non diventino parte di una discutibile retorica dell’identità.
L’interrogativo che si pone è quindi se e in che modo l’identità, come uno stato della coscienza dei soggetti facenti parte di un gruppo, di cui è elemento fondamentale la condivisione di norme, di valori, di manifestazioni, di forme di espressione, di saperi, di pratiche possa essere fattore di sviluppo. O, al contrario, se il permanere di tradizioni, abitudini, modi di fare e di produrre sia un ostacolo allo sviluppo e alla crescita.
A questo punto si pongono due ordini di problemi: quello della trasmissione dei saperi tradizionali alle nuove generazioni e quello dell’introduzione di nuove tecnologie nelle società tradizionali. Per il primo aspetto, la trasmissione dei saperi deve avvenire attraverso l’osservazione e la pratica: le attività tradizionali non si imparano attraverso l’istruzione codificata. Per il secondo aspetto è necessario superare il modello classico che vedeva tre distinte figure, ricercatore, assistente tecnico, produttore, spesso incapaci per formazione e per distanza sociale di comunicare tra di loro. In altri termini, si tratta di superare la diffidenza tra chi possiede le conoscenze teoriche e chi possiede l’esperienza pratica
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Identity; local knowlwdge; development; identità; saperi locali; sviluppo
Elenco autori:
Fadda, Antonio
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Titolo del libro:
Percorsi identitari tra pluralità e cambiamento sociale