Data di Pubblicazione:
2004
Citazione:
Presenze della cultura ebraica nella Venezia del primo Seicento / Sarnelli, Mauro. - In: STUDI VENEZIANI. - ISSN 0392-0437. - XLVII:(2004), pp. 165-176.
Abstract:
Il saggio è dedicato a due importanti figure della Venezia primosecentesca, il rabbino e poligrafo Leon Modena, e la poetessa Sara Copio Sullam, rappresentanti illustri di un modo di rapportarsi alla società contemporanea, dentro e soprattutto fuori dalle mura del ghetto, con la risoluta intenzione di istituire un dialogo interculturale, aprendosi ad un confronto che intende avvicinare l’orgogliosa rivendicazione della propria identità alle espressioni del pensiero e della creatività contemporanei.
Le iniziative culturali e la rete di rapporti da questi promosse rivelano una lucida consapevolezza delle proprie capacità intellettuali e relazionali, ed arrivano ad incidere sulla realtà circostante, coinvolgendo a vario titolo personaggi niente affatto secondari, quali in primo luogo Ansaldo Cebà e Baldassarre Bonifacio, non sempre però mossi da altrettanto aperte esigenze comunicative.
Del Modena sono presi in considerazione due “recuperi” letterari e drammaturgici da lui attuati, relativi l’uno alla favola pastorale «I Trionfi» di Angelo Alatini (o Alatrini), composta prima del 1575 nella stessa Ferrara estense che aveva assistito nel 1573 alla “prima” dell’«Aminta» del Tasso, e stampata a Venezia nel 1611; l’altro, alla tragedia sacra «L’Ester», originariamente scritta da Salomon Usque con la collaborazione di Lazzaro di Graziano Levi, andata in scena nella città lagunare attorno al 1559, quindi «riformata» dal Modena, per essere lì pubblicata nel 1619, con la lettera dedicatoria rivolta proprio alla Copio.
Di quest’ultima sono indagate la produzione poetica (quattordici sonetti) e quella polemica (il «Manifesto» da lei composto per controbattere l’accusa rivoltale dal Bonifacio di negare l’immortalità dell’anima), ambedue controverse a partire dalla loro stessa attribuzione, questione che in misura ancor più complessa riguarda il «Codice di Giulia Solinga», «pamphlet» prosimetrico manoscritto in difesa dell’autrice, relativo alle vicende che la coinvolgono sino alla metà degli anni Venti del secolo, ruotanti attorno al poeta Numidio Paluzzi ed al pittore Alessandro Berardelli.
Un interesse particolare è dedicato alle «Lettere» del Cebà indirizzate alla Copio (stampate nel 1623), frutto di un rapporto “a distanza” fra i due interlocutori, nato dall’ammirazione della poetessa per il poema «La Reina Esther» del letterato genovese (edito per la prima volta nel 1615), ed estesosi nell’arco di quattro anni, dal 1618 al 1622.
Oltre che nei messaggi di cui sono portatrici, il significato di figure quali il Modena e la Copio risiede in una forte, imprescindibile urgenza dell’apertura al dialogo, in sintonia con il versante più propositivo della comunità ebraica d’inizio Seicento, dove personalità di singolare tempra religiosa, intellettuale ed artistico–letteraria riescono ad operare, ciascuna con i mezzi a sua disposizione, in vista di una società e di una cultura in cui la diversità di culto non sia sinonimo di subalternità, bensì di arricchimento reciproco.
Le iniziative culturali e la rete di rapporti da questi promosse rivelano una lucida consapevolezza delle proprie capacità intellettuali e relazionali, ed arrivano ad incidere sulla realtà circostante, coinvolgendo a vario titolo personaggi niente affatto secondari, quali in primo luogo Ansaldo Cebà e Baldassarre Bonifacio, non sempre però mossi da altrettanto aperte esigenze comunicative.
Del Modena sono presi in considerazione due “recuperi” letterari e drammaturgici da lui attuati, relativi l’uno alla favola pastorale «I Trionfi» di Angelo Alatini (o Alatrini), composta prima del 1575 nella stessa Ferrara estense che aveva assistito nel 1573 alla “prima” dell’«Aminta» del Tasso, e stampata a Venezia nel 1611; l’altro, alla tragedia sacra «L’Ester», originariamente scritta da Salomon Usque con la collaborazione di Lazzaro di Graziano Levi, andata in scena nella città lagunare attorno al 1559, quindi «riformata» dal Modena, per essere lì pubblicata nel 1619, con la lettera dedicatoria rivolta proprio alla Copio.
Di quest’ultima sono indagate la produzione poetica (quattordici sonetti) e quella polemica (il «Manifesto» da lei composto per controbattere l’accusa rivoltale dal Bonifacio di negare l’immortalità dell’anima), ambedue controverse a partire dalla loro stessa attribuzione, questione che in misura ancor più complessa riguarda il «Codice di Giulia Solinga», «pamphlet» prosimetrico manoscritto in difesa dell’autrice, relativo alle vicende che la coinvolgono sino alla metà degli anni Venti del secolo, ruotanti attorno al poeta Numidio Paluzzi ed al pittore Alessandro Berardelli.
Un interesse particolare è dedicato alle «Lettere» del Cebà indirizzate alla Copio (stampate nel 1623), frutto di un rapporto “a distanza” fra i due interlocutori, nato dall’ammirazione della poetessa per il poema «La Reina Esther» del letterato genovese (edito per la prima volta nel 1615), ed estesosi nell’arco di quattro anni, dal 1618 al 1622.
Oltre che nei messaggi di cui sono portatrici, il significato di figure quali il Modena e la Copio risiede in una forte, imprescindibile urgenza dell’apertura al dialogo, in sintonia con il versante più propositivo della comunità ebraica d’inizio Seicento, dove personalità di singolare tempra religiosa, intellettuale ed artistico–letteraria riescono ad operare, ciascuna con i mezzi a sua disposizione, in vista di una società e di una cultura in cui la diversità di culto non sia sinonimo di subalternità, bensì di arricchimento reciproco.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
Letteratura ebraico-italiana, secc. 16.-17.; Copio Sullam, Sara; Modena, Leone da; Classicismo
Elenco autori:
Sarnelli, Mauro
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