Moshe Kahn traduttore diRagazzi di vitadi Pier Paolo Pasolini: tra strategie traduttive e considerazioni metalinguistiche
Articolo
Data di Pubblicazione:
2009
Citazione:
Moshe Kahn traduttore diRagazzi di vitadi Pier Paolo Pasolini: tra strategie traduttive e
considerazioni metalinguistiche / Baumann, Tanja. - In: ANNALI DELLA FACOLTA' DI LINGUE E LETTERATURE STRANIERE DELL'UNIVERSITA' DI SASSARI. - ISSN 1828-5384. - 6:(2009), pp. 63-76.
Abstract:
È fuori dubbio che ogni lettura di un testo avvia nel ricevente
automaticamente un processo interpretativo inteso, nel senso più ampio del
termine, come processo ermeneutico. Anche il traduttore, benché legga un
determinato testo già in prospettiva alla mediazione che dovrà effettuare,
ossia analizzandolo, non può sottrarsi a questo automatismo. Di
conseguenza, ogni traduzione è necessariamente un’interpretazione, legata
alla dimensione soggettiva della personalità del traduttore: capacità
intellettuali, carattere, cultura, provenienza, padronanza linguistica sia della
lingua straniera sia della lingua madre ecc. A questi condizionamenti
soggettivi del processo ermeneutico è esposto a sua volta chi effettua la
critica di una traduzione, e proprio in considerazione di questa inevitabile e
generale limitatezza umana il critico può – e deve – esprimere soltanto un
giudizio relativo sulla traduzione, motivando sempre il suo giudizio sia
positivo che negativo, ed evitando giudizi sommari quali “ottima
traduzione”, “traduzione congeniale” o “traduzione impacciata” (cfr. Reiß
1971: 106-109).L’analisi delle strategie adoperate da Moshe Kahn nella traduzione diRagazzi di vitaevidenzia che queste sono strettamente legate ad una
personale concezione metalinguistica del traduttore e, in qualunque modo la
si voglia considerare, l’opera traduttiva di Moshe Kahn ci ricorda che la
traduzione letteraria è una vicenda culturale creativa e umana, e non può
essere ricondotta ad un anonimo procedimento meccanico.
automaticamente un processo interpretativo inteso, nel senso più ampio del
termine, come processo ermeneutico. Anche il traduttore, benché legga un
determinato testo già in prospettiva alla mediazione che dovrà effettuare,
ossia analizzandolo, non può sottrarsi a questo automatismo. Di
conseguenza, ogni traduzione è necessariamente un’interpretazione, legata
alla dimensione soggettiva della personalità del traduttore: capacità
intellettuali, carattere, cultura, provenienza, padronanza linguistica sia della
lingua straniera sia della lingua madre ecc. A questi condizionamenti
soggettivi del processo ermeneutico è esposto a sua volta chi effettua la
critica di una traduzione, e proprio in considerazione di questa inevitabile e
generale limitatezza umana il critico può – e deve – esprimere soltanto un
giudizio relativo sulla traduzione, motivando sempre il suo giudizio sia
positivo che negativo, ed evitando giudizi sommari quali “ottima
traduzione”, “traduzione congeniale” o “traduzione impacciata” (cfr. Reiß
1971: 106-109).L’analisi delle strategie adoperate da Moshe Kahn nella traduzione diRagazzi di vitaevidenzia che queste sono strettamente legate ad una
personale concezione metalinguistica del traduttore e, in qualunque modo la
si voglia considerare, l’opera traduttiva di Moshe Kahn ci ricorda che la
traduzione letteraria è una vicenda culturale creativa e umana, e non può
essere ricondotta ad un anonimo procedimento meccanico.
Tipologia CRIS:
1.1 Articolo in rivista
Keywords:
Traduzione; metalinguistica
Elenco autori:
Baumann, Tanja
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