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  1. Pubblicazioni

Studio di meccanismi di tossicita e cancerogenesi di metalli pesanti

Abstract
Data di Pubblicazione:
2009
Citazione:
Studio di meccanismi di tossicita e cancerogenesi di metalli pesanti / Medici, Serenella; Peana, Massimiliano Francesco; Zoroddu, Maria Antonietta. - (2009), pp. 50-51. (Intervento presentato al convegno “Worsar 2009” 1° Workshop Regionale Sardo degli Assegnisti di Ricerca tenutosi a Cagliari, Italia nel 24-25 Settembre 2009).
Abstract:
E’ stato dimostrato che il carvedilolo, (1-[carbazolil-(4)-ossil]-3-[2-metossifenossietil)-
amino]-2-propanolo), un farmaco antiipertensivo con funzione β-bloccante, agisce nell’uomo come
antiossidante. E’ infatti noto come esso combini la propria azione β-bloccante con quella
antiossidativa sia in vitro che in vivo. La sua capacità antiossidante è circa 10 volte maggiore
rispetto a quella della vitamina E. Tale proprietà può essere ricondotta alla capacità metallochelante
del farmaco. Lo stress ossidativo dovuto a metalli, infatti, gioca un ruolo critico in
processi biologici nocivi come carcinogenesi, sclerosi laterale amiotrofica, artrite reumatoide,
infiammazioni e malattie neurodegenerative. L’accumulo dei metalli nei tessuti è associato a danno
tissutale: ad esempio, l’accumulo di zinco, ferro e rame nel cervello è correlato a malattie come la
sindrome di Alzheimer, di Parkinson e quella dei prioni; la presenza di metalli pesanti in generale è
stata indicata come concausa o diretta responsabile della formazione e proliferazione di diversi tipi
di tumore. La possibilità di eliminare per chelazione i metalli pesanti dal corpo umano va dunque
nella direzione della sintesi di farmaci utili a prevenire o attenuare tutti gli stati patologici da essi
determinati o quantomeno favoriti.
I complessi di ferro(III), zinco(II) e rame(II) con il carvedilolo sono stati pertanto
sintetizzati e caratterizzati attraverso le loro proprietà strutturali e spettroscopiche, utilizzando
tecniche quali NMR, EPR, riflettanza UV-Visibile e misure di suscettibilità. Si è visto che
l’interazione con il metallo coinvolge gli atomi donatori O e N della porzione alifatica della
molecola. Studi di risonanza magnetica nucleare in soluzione, effettuati in condizioni che
simulavano quelle fisiologiche, ci hanno consentito di ottenere informazioni strutturali sulla
coordinazione con i metalli, e di suggerire che la concentrazione fisiologica del carvedilolo e degli
ioni metallici liberi possa essere sufficiente per un effetto protettivo che si esplichi attraverso la
chelazione del metallo. Se i nostri risultati fossero confermati anche in un modello cellulare,
sarebbe possibile utilizzare il carvedilolo come farmaco nel trattamento delle malattie dovute
all’accumulo di ioni metallici nei tessuti.
Tipologia CRIS:
4.2 Abstract in Atti di convegno
Elenco autori:
Medici, Serenella; Peana, Massimiliano Francesco; Zoroddu, Maria Antonietta
Autori di Ateneo:
MEDICI Serenella
PEANA Massimiliano Francesco
ZORODDU Maria Antonietta
Link alla scheda completa:
https://iris.uniss.it/handle/11388/52155
Titolo del libro:
“Worsar 2009”, 24-25 Settembre 2009, Cagliari
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