Data di Pubblicazione:
2014
Citazione:
La ceramica / Bagella, S.. - (2014), pp. 213-245.
Abstract:
La Ceramica nuragica. Un’alta percentuale dei beni culturali studiati per il progetto del Corpus nuragico è rappresentata
da oggetti in ceramica, in accordo con l’elevata frequenza di questo “fossile guida”
in ogni contesto archeologico, da quello quotidiano e domestico del villaggio o del nuraghe,
a quello rituale e specializzato nei pozzi sacri e negli altri santuari, o di offerta funeraria nelle
tombe di giganti.
Ad una maggiore consapevolezza sul significato dei complessi ceramici e al perfezionarsi
delle metodologie di scavo si accompagna nel tempo, da parte degli archeologi, l’elaborazione
teorica con l’articolazione in facies culturali che definiscono l’evolversi degli aspetti nuragici,
corrispondenti alla protostoria della Sardegna (età del Bronzo e del Ferro). La ceramica,
prodotta e consumata in grande quantità, velocemente rimpiazzata (i “piatti” si rompono
facilmente) ma potenzialmente eterna nei giacimenti archeologici, riflette fedelmente i
cambiamenti del gusto tra le genti dei nuraghi.
Una quantità di vasi sancisce la fortuna di forme polifunzionali che furono prodotte per
tutto l’arco cronologico nuragico con scarsa variabilità: piccole e medie scodelle e ciotole,
corrispondenti a una singola razione di consumo, o analoghe forme proporzionalmente
molto più grandi per quantità maggiori; forme chiuse, come le olle, per contenere e trasportare;
forme aperte e piatte, simili a vassoi con parete più o meno sviluppata, denominate
spiane, tegami e teglie, lisci o decorati. I vasi riprodotti in dimensioni piccole e miniaturizzate potevano essere offerti alla divinità,
come nella Grotta Pirosu di Santadi (00121566, 00122373), nel riparo sotto roccia di San
Basilio di Ollolai (00162368) e presso il santuario di Su Monte di Sorradile (00162098),
oppure utilizzati in ambito funerario (00033856) o domestico (00027448, 00027456).
Alcune fogge di ceramica d’uso comune abbastanza rozza, a volte con semplici decorazioni,
sono compatibili con una produzione in ambito familiare, tradizionalmente considerata
appannaggio delle donne.
Si intensifica, nel corso dell’età del Bronzo e della successiva età del Ferro, la produzione
altamente specializzata legata alla conoscenza di tecniche avanzate di manifattura e di cottura.
Solo artigiani qualificati, in possesso di particolari capacità tecniche, erano in grado di
foggiare i grandi doli (e di portarne a buon fine la problematica cottura), come quelli del
Lazzaretto (00041074), di Palmavera (00162191), di Perda ’e Accuzzai (00162061) e di Genna
Maria (00162150), o di effettuare le complesse decorazioni simboliche dei vasi piriformi
(00117131, 00120475). Solo vasai esperti, nell’ambito di una società complessa e in presenza
di una élite che richiedesse tali oggetti, potevano riprodurre i modelli extrainsulari di
importazione egea.
La ceramica inclusa nel Corpus rappresenta circa il 30% del materiale schedato e scelto per
la sua esemplarità a rappresentare la Civiltà nuragica. Il progetto si è orientato verso un’indagine
che risultasse significativa per gli aspetti scientifici e divulgativi.
Dal punto di vista cronologico si oscilla dalle prime manifestazioni della Civiltà nuragica
(XVII sec. a.C., Bronzo medio iniziale, secondo la cronologia tradizionale), arrivando al
momento finale, fissato convenzionalmente al VI secolo a.C. (fasi Orientalizzante e Arcaica).
da oggetti in ceramica, in accordo con l’elevata frequenza di questo “fossile guida”
in ogni contesto archeologico, da quello quotidiano e domestico del villaggio o del nuraghe,
a quello rituale e specializzato nei pozzi sacri e negli altri santuari, o di offerta funeraria nelle
tombe di giganti.
Ad una maggiore consapevolezza sul significato dei complessi ceramici e al perfezionarsi
delle metodologie di scavo si accompagna nel tempo, da parte degli archeologi, l’elaborazione
teorica con l’articolazione in facies culturali che definiscono l’evolversi degli aspetti nuragici,
corrispondenti alla protostoria della Sardegna (età del Bronzo e del Ferro). La ceramica,
prodotta e consumata in grande quantità, velocemente rimpiazzata (i “piatti” si rompono
facilmente) ma potenzialmente eterna nei giacimenti archeologici, riflette fedelmente i
cambiamenti del gusto tra le genti dei nuraghi.
Una quantità di vasi sancisce la fortuna di forme polifunzionali che furono prodotte per
tutto l’arco cronologico nuragico con scarsa variabilità: piccole e medie scodelle e ciotole,
corrispondenti a una singola razione di consumo, o analoghe forme proporzionalmente
molto più grandi per quantità maggiori; forme chiuse, come le olle, per contenere e trasportare;
forme aperte e piatte, simili a vassoi con parete più o meno sviluppata, denominate
spiane, tegami e teglie, lisci o decorati. I vasi riprodotti in dimensioni piccole e miniaturizzate potevano essere offerti alla divinità,
come nella Grotta Pirosu di Santadi (00121566, 00122373), nel riparo sotto roccia di San
Basilio di Ollolai (00162368) e presso il santuario di Su Monte di Sorradile (00162098),
oppure utilizzati in ambito funerario (00033856) o domestico (00027448, 00027456).
Alcune fogge di ceramica d’uso comune abbastanza rozza, a volte con semplici decorazioni,
sono compatibili con una produzione in ambito familiare, tradizionalmente considerata
appannaggio delle donne.
Si intensifica, nel corso dell’età del Bronzo e della successiva età del Ferro, la produzione
altamente specializzata legata alla conoscenza di tecniche avanzate di manifattura e di cottura.
Solo artigiani qualificati, in possesso di particolari capacità tecniche, erano in grado di
foggiare i grandi doli (e di portarne a buon fine la problematica cottura), come quelli del
Lazzaretto (00041074), di Palmavera (00162191), di Perda ’e Accuzzai (00162061) e di Genna
Maria (00162150), o di effettuare le complesse decorazioni simboliche dei vasi piriformi
(00117131, 00120475). Solo vasai esperti, nell’ambito di una società complessa e in presenza
di una élite che richiedesse tali oggetti, potevano riprodurre i modelli extrainsulari di
importazione egea.
La ceramica inclusa nel Corpus rappresenta circa il 30% del materiale schedato e scelto per
la sua esemplarità a rappresentare la Civiltà nuragica. Il progetto si è orientato verso un’indagine
che risultasse significativa per gli aspetti scientifici e divulgativi.
Dal punto di vista cronologico si oscilla dalle prime manifestazioni della Civiltà nuragica
(XVII sec. a.C., Bronzo medio iniziale, secondo la cronologia tradizionale), arrivando al
momento finale, fissato convenzionalmente al VI secolo a.C. (fasi Orientalizzante e Arcaica).
Tipologia CRIS:
2.1 Contributo in volume (Capitolo o Saggio)
Keywords:
Ceramica nuragica, Archeologia della Sardegna, Civiltà nuragica, Protostoria
Elenco autori:
Bagella, Stefania
Link alla scheda completa:
Titolo del libro:
La Sardegna nuragica. Storia e Materiali - Corpora delle Antichità della Sardegna